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Recupero Acqua Piovana

INTRODUZIONE

Col presente contributo, si vuole trattare un tema di grande attualità sia sul fronte delle nuove tecnologie che su quello della vita economica delle nostre città: i consumi idrici, la qualità e l’impatto ambientale degli edifici (sia pubblici che privati ovvero residenziali o produttivi). L’urbanizzazione (impermeabilizzazione dei suoli: 40 % ¸ 85 %), sul ciclo delle acque, è responsabile, infatti, del decremento dell’infiltrazione nei suoli (30 % ¸ 70 % rispetto a suoli allo stato naturale), dell’incremento dei deflussi superficiali (300 % ¸ 550% rispetto a suoli allo stato naturale) e del consumo della risorsa, pari al 52 % sul totale dei prelievi (superficiali e/o sotterranei), per i necessari usi potabili (19%), energetici (14%) ed industriali (19%). Nel panorama regionale, la nuova Legge 10 giugno 2008, n. 13 della Puglia (attuazione Leggi n. 152/2006 e n. 244/2007), in materia di norme per la sostenibilità ambientale (in particolare sul risparmio idrico degli edifici), prevede l’obbligatorietà dell’utilizzo delle acque piovane per tutti gli usi compatibili negli edifici, accanto a quella energetica, già obbligatoria,  prevista dal D. Lgs. n. 192/2005 (attuazione Direttive 2002/91/CE e  2006/32/CE), in rispondenza al rispetto di determinati criteri di basso impatto ambientale. La norma stabilisce, anche, le caratteristiche strutturali finalizzate al risparmio idrico ed al reimpiego delle acque meteoriche riferendosi a tutti i fattori che influenzano il parametro del consumo della risorsa idrica (già previsti all’art. 98 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.). Si tratta, pertanto, di un provvedimento che inciderà con sempre maggior forza sul mercato degli immobili e che innescherà una positiva rivisitazione delle procedure di progettazione e delle modalità con le quali gli edifici utilizzano la risorsa acqua.  I requisiti previsti dovranno essere sottoposti a revisione con scadenze periodiche regolari, stabilite dalla Regione. La norma si applica a tutte le nuove costruzioni, alle ristrutturazioni d’immobili esistenti (di cui alle lettere “e” ed “f” del 1° comma del DPR 6 giugno 2001, n. 380) e dovrà essere adeguata, per quanto possibile, a tutti gli edifici esistenti.


IL RISPARMIO IDRICO PER LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DEGLI EDIFICI E LA NORMATIVA REGIONALE

Nel contesto normativo concernente il risparmio idrico  degli edifici, l’entrata in vigore della Legge regionale del 10 giugno 2008, n. 13, costituisce un importante elemento di novità, sulla “sostenibilità ambientatale degli edifici”.
Tale norma si propone il perseguimento del seguente obiettivo:

Le caratteristiche strutturali degli immobili finalizzate al risparmio idrico ed al reimpiego compatibile delle acque meteoriche.

In sostanza, se pur non esplicitamente espressa dalla Legge, emerge l’esigenza di verificare le prestazioni ambientali degli edifici, nella consapevolezza che lo sviluppo sostenibile non può prescindere dalla riduzione dell’impatto negativo che la tecnologia esercita sulle risorse ambientali. A livello regionale si sta, dunque, rivedendo la politica edilizia indirizzandosi verso una progettazione ed una gestione degli edifici (e quindi delle città) ambientalmente compatibili (cd green buildings). Passando al contesto continentale europeo, va ricordato che, con firma della “Carta di Aalborg”, le città e le regioni europee si sono impegnate ad attuare l’Agenda 21 a livello locale (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica; Delibera 28 dicembre 1993) ed ad elaborare piani di azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile. Questo impegno delle amministrazioni locali verso uno sviluppo sostenibile coinvolge direttamente uno dei settori cardine della vita degli agglomerati urbani, quale quello edile. Inoltre, il Codice Concordato di Raccomandazioni per la Qualità Energetico-Ambientale degli edifici e degli spazi aperti (Agenzia Europea dell’Ambiente, 1995) rileva come le Amministrazioni pubbliche si debbano riconoscere nella Carta di Aalborg e debbano perseguire la riduzione dei consumi delle risorse naturali ed energetiche ed il controllo sulle componenti ambientali (biotiche ed abiotiche). Le aree private (edifici e spazi pertinenziali), infatti, coprono ben il 70 % ¸ 80 %, contro il rimanente 20 % ¸ 30 %, costituito dalle aree pubbliche.